Vivere bene il proprio lavoro con il job crafting

Pensate che il vostro lavoro sia monotono? Desiderate fare altro o qualcosa di nuovo? Parliamo di job crafting e vediamo se l’idea vi attrae.

Se quando tornate a casa vi sentite frustrati per il vostro lavoro e pensate che sia arrivato il momento di mollare, provate a fare un ultimo tentativo per recuperare in parte un po’ di serenità e non portarvi a casa, giorno dopo giorno, un malessere distruttivo.

Ci passiamo un po’ tutti. Il lavoro quotidiano è spesso fatto di routine che impongono ritmi, livelli di attenzione costanti, relazioni fisse sempre con gli stessi interlocutori. Questi ed altri elementi possono generare un forte senso di insoddisfazione e demotivarci inducendoci a ridurre la nostra produttività e a cercare di cambiare lavoro.

Avete mai sentito parlare di job crafting? Prima di cambiare lavoro proviamo a “cambiare il lavoro che abbiamo”. Ora vi spiego.

Job crafting vuol dire per un lavoratore assumere comportamenti proattivi così da rendere il proprio lavoro più soddisfacente e coerente con le proprie inclinazioni ed abilità. Si tratta di rielaborare, magari con una buona dose di creatività, il proprio ruolo, le proprie mansioni, facendogli assumere connotati nuovi, più sfidanti, più visibili, più soddisfacenti per la nostra persona.

I vecchi approcci di organizzazione al lavoro hanno sempre sostenuto che questa abilità di riproporsi proattivamente fosse appannaggio dei manager, ma si sono sempre sbagliati. Sapete perché? I manager coordinano il lavoro degli altri e sono nelle condizioni di “tentare” il riordino dei contenuti delle mansioni, ma soltanto chi svolge realmente le citate mansioni può davvero rielaborarle e riproporle in chiave evoluta.

Personalmente ritengo che rivedere il proprio ruolo, le mansioni svolte, mettendosi continuamente in discussione per disfare e rifare, sia insito nel percorso di crescita lavorativa di ciascuno. Se hai imparato a fare qualcosa in un certo modo e dopo anni di lavoro continui a farla in quel modo questo è il primo sintomo che c’è qualcosa che non va. Il mondo corre veloce. Le tecnologie, il pensiero, la società, i valori, gli indirizzi politici corrono veloci.

Pensateci un attimo. Fermatevi. Prendetevi una pausa mentre leggete. Adesso.

 

(spazio bianco di riflessione, #pausapensiero)

 

Ora tornate qui da me. Ho ragione?

Bisogna togliersi la polvere di dosso e provare a fare ogni giorno una piccola rivoluzione. Bisogna proporre soluzioni a noi stessi e agli altri (al collega, al nostro capo, a nostro marito/moglie/fratello/cugino/bla bla bla).

Ma come è meglio procedere? Provo a darvi qualche dritta e speriamo che funzioni o almeno vi sia utile.


Primo suggerimento: riappropriarsi del tempo

Rivediamo i nostri compiti, le attività quotidiane, nell’ottica di riappropriarci del nostro tempo. Scegliamo con cura le priorità, gestiamo con minore livello di approfondimento le cose meno importanti e spingiamo forte sulle cose davvero utili. Utilizziamo calendari, ridefiniamo stili di lavoro e processi, mappiamo. Smontiamo e rimontiamo. La somma di vecchi pezzi non ricompone la stessa unità, ma spesso la rinnova sensibilmente. Rivediamo i nostri punti di vista, confrontiamoci con qualcuno.


Secondo suggerimento: diamo importanza al nostro ruolo

Rivediamo la percezione che abbiamo del nostro ruolo in una chiave edificante. Accettando l’idea di avere un ruolo più grande, più importante di quello che attribuiamo a noi stessi, riusciremo a sopportare meglio i lati negativi del nostro lavoro. Forse vi aspettate qualche esempio. Provo a rifarmi a qualcosa che conosco bene, ma il metodo è replicabile su tutto: un impiegato di banca poco accorto nell’attribuirsi un ruolo dirà “vendo prodotti e servizi alla gente”. Se questo lavoratore rivedesse il proprio ruolo potrebbe imparare a dire di se’ “offro consulenza e soluzioni alle persone”. Dalla prima alla seconda definizione cambiano sia la percezione di se’ (da “venditore” a “consulente”) che dei propri clienti (da “gente” a “persone”). Insomma, diamoci importanza. Siamo gli unici a poterlo fare realmente perché conosciamo il nostro lavoro.


Terzo suggerimento: interveniamo sulle relazioni

Avviciniamoci a persone positive e che possono insegnarci qualcosa. Prendiamo le distanze, con garbo, da chi ci disprezza, ci danneggia o ci invidia. Non si può piacere a tutti e meno che mai possiamo pensare di farci piacere tutti. Selezioniamo le persone da cui prendere esempio, nessuno impara da solo.


Quarto suggerimento: gentilezza, gentilezza, gentilezza

In ogni circostanza lavorativa proviamo ad incassare i colpi reagendo con professionalità e gentilezza. Questo stile rigenera gli animi e riporta tutto nella giusta prospettiva. Prendiamoci qualche colpa in più, chiediamo scusa, evitiamo sterili discussioni. Prepariamoci a costruire fondamenta solide.


 

Passo, chiudo e smile

 

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