Stefano Leo, colpevole di felicità

Stavo rileggendo da più fonti la storia dell’assassinio di Stefano Leo, il ragazzo colpevole di felicità. Riflettere su una follia qualche volta fa tornare la ragione.

Se ne sta parlando tanto in queste ore e tutti siamo e sono concordi: una storia assurda. Eppure a guardarla bene questa storia ha elementi più comuni che mai. La storia di un infelice, Said, che ammazza una persona perché apparentemente felice.

Stefano è colpevole di un sorriso mostrato con troppa leggerezza agli occhi di un uomo che non aveva più nulla da perdere e che aspettava di provare il gusto di togliere a qualcuno quello che era stato tolto a lui. E’ una storia semplice tutto sommato.

Said non ha alcuna gioia, non ha più l’amore di una moglie e dei suoi figli, non ha più ascolto, non ha lavoro, né casa, né amici. E’ un infelice che non ha alcun potere sulla sua condizione. Ma un potere lo ha: decidere, nella sua follia premeditata, della vita e della morte di un “felice” qualsiasi. Tutto sommato ci vuole un secondo. Zac! Recisa la trachea e bye bye Stefano. Ora provaci ancora a sorridere!

Pensiamoci un attimo. Il gesto senza scusanti di un folle. Spero vada in galera e si ricordino di murarlo dentro quattro mura.

Ma siamo senza scuse anche noi quando per consolarci dai nostri mali godiamo di quelli altrui. Quando la nostra infelicità giustifica l’ingratitudine e l’incapacità di gioire per il successo altrui. Quando ci facciamo logorare dall’invidia per qualcuno senza avere l’intelligenza di ammettere che quel qualcuno ci sa davvero fare.

A queste nostre piccolezze mi fa pensare questa triste storia. A noi che se vediamo un Said per strada nemmeno ce ne accorgiamo e magari siamo troppo sicuri che non verrà a tagliarla a noi la trachea. Si perché noi siamo gli infelici con le facce appese anche se non ci manca nulla. Siamo sempre le vittime, noi.

Stefano, con quella faccia lì, felice e sorridente, se l’è proprio cercata.

 

Smile ma non troppo, altrimenti potrei sembrare felice

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