Procreazione assistita: riserve e ostacoli per essere genitori

La fecondazione assistita sopraggiunge quando non sembra possibile procreare confidando soltanto sulle proprie forze. Si tratta di affidarsi a professionisti per darsi qualche possibilità per diventare genitori e non abbandonare le speranze. Ma quali sono le prime riserve da superare? Ne parliamo con la dott.ssa Chiara Granato, biologa della riproduzione.

Chiara Granato per ithappens

Avere figli, diventare genitori, procreare. Sembra una cosa normale, quasi scontata. All’inizio, magari distrattamente, quando il pensiero ci sfiora appena, osserviamo tante coppie felici che portano a spasso i propri bambini. Ci scappa un sorrisetto pensando che, prima o poi, capiterà anche a noi di avere un figlio, come tappa obbligata della vita.

Non pensiamo che qualcosa possa andare storto e sopprimiamo l’eventuale pensiero con “va bene, ormai la scienza ci aiuta con la fecondazione assistita!” oppure addirittura “ho letto che gli ovuli si possono congelare, ci penserò a tempo debito”.

Sembra tutto facile, quando il problema è solo potenziale, quando pensiamo che non ci riguarderà. Poi il problema arriva e il primo scoglio è riuscire a parlarne, anche con il partner.

“Si parla poco di come preservare la propria fertilità e dell’importanza di prevenire eventuali problemi, ne parlo anche nel mio sito internet (link). Le visite specialistiche di controllo vengono sempre rimandate e non si dà la giusta importanza ad eventuali traumi subiti, infiammazioni o cause genetiche. Poi si arriva al dunque e il figlio desiderato non arriva. Dalle esperienze di attesa e quando il problema della fertilità sembra incombente, inizia a nascere l’idea di ricorrere alla fecondazione assistita. Ma il primo scoglio per la donna sembra essere quello di riuscire a parlarne con il partner” ci racconta la dott.ssa Granato.

Si arriva alla fecondazione assistita quando l’attesa è stata già molto lunga e la coppia è già provata anche da oltre un anno di attesa.

Dai dati che ho potuto raccogliere in Campania, la regione in cui opero dal 2008, posso affermare che il 75% dei partner maschili, coinvolti in tecniche di fecondazione assistita, vivono le maggiori difficoltà. Infatti dai colloqui conoscitivi che prevedono la compilazione di questionari informativi, osservo che nella maggioranza dei casi la donna è eccitata al pensiero di diventare mamma. Sarebbe disposta a tutto. Eroica, altruista, positiva, ansiosa di avere risultati. L’uomo, invece, si sente oppresso (anche dall’insistenza della donna) e, addirittura, osservato. Tende a nascondersi, ad isolarsi, ad evitare l’argomento, anche con i propri familiari. Si sente giudicato da tutti”.

Eppure è la donna a “subire” il trattamento e a vivere la principale condizione di stress psicofisico. E proprio quando la donna ha preso la sua decisione e si sente pronta è l’uomo il primo scoglio da superare.

“Si, l’uomo rileva mille motivazioni disincentivanti: la clinica, le capacità dell’equipe medica, il costo delle tecniche, le incertezze sull’arrivo della gravidanza, il cambiamento delle abitudini di vita della coppia. Una cosa è certa: durante il periodo di trattamento per la fecondazione assistita, il rapporto tra i partner viene completamente messo a nudo. Si discute di aspetti della relazione spesso mai affrontati prima fino ai dettagli più intimi. I fondamenti del rapporto sono messi a dura prova”.

Si tratta di sacrifici per cercare di arrivare alla gioia di una nascita.

“Certo, quando tutto ciò porta alla nascita di un bambino non possiamo che riconoscere, alla fine del percorso, come il miracolo della vita sia imprescindibilmente legato alla forte volontà dei genitori e che noi embriologi siamo stati semplici esecutori della loro volontà. Quando, invece, il durissimo percorso dovesse finire male rimane un vuoto ancora più grande di quello che si intendeva colmare. Tuttavia in quel caso la pazienza, la sofferenza, la rassegnazione lasciano alla coppia la consapevolezza di essere capaci di superare insieme ogni cosa e di non aver lasciato nulla di intentato”.

Prima di pensare di intraprendere il percorso della procreazione assistita ci sono molti passi da compiere. Primo fra tutti occorre analizzare le cause dell’infertilità, verificare la possibilità di percorsi di recupero, anche del benessere psicofisico della coppia. Poi occorre pensare alla procreazione assistita verificando, in coscienza, se davvero fa per noi e se possiamo reggerne il percorso e i risvolti. Occorre tenere salda l’unità familiare e nessuna riserva mentale deve restare irrisolta prima della decisione.

Consapevolezza, unione, decisione.

Potete seguire la dott.ssa Granato sul suo sito internet www.chiaragranato.it

Prossimamente nuovi approfondimenti sui temi della fertilità, della procreazione assistita e molto altro in collaborazione con la dott.ssa Chiara Granato.

 

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